Hoka Bondi X: la recensione veloce!

Hoka Bondi X: la recensione veloce!

Se siete amanti delle gare domenicali vi sarete sicuramente accorti che sulla linea di partenza le marche di scarpe da corsa sono un po’ cambiate rispetto ad alcuni anni fa.

Certo, abbiamo sempre delle “storiche, come ad esempio Brooks, Nike, e molte altre. Ma alcune altre si sono fatte strada (letteralmente) e hanno iniziato a vedersi sempre più.

Posso citare Altra, un’azienda che crea calzature specifiche per chi ama il differenziale tacco-punto a zero, oppure Topo, che promuove scarpe flessibili e spaziose.

Ma anche marche meno di nicchia, come appunto Hoka.

Quest’ultima, rispetto a molte altre, sta avendo un successo davvero rapido. É nata solo una decina di anni fa, eppure è letteralmente esplosa.

Merito di questa scalata è sicuramente la bravura dei due fondatori, che hanno visto nelle scarpe superammortizzate il futuro della corsa.

E oltre a questo hanno anche aggiunto alcune altre tecnologie che hanno davvero dato una marcia in più a questo brand.

Ma la parte più importante, quella fondamentale, resta sempre la comodità di una scarpa.

Sentirla bene sul piede, sentirla piacevole da indossare e da portare, sono elementi essenziali che guidano la scelta del runner.

Ecco su cosa ha veramente puntato Hoka, sul piacere di correre.

Ormai troviamo modelli di tutti i tipi nel loro listino, sia per chi sta iniziando a correre o magari vuole dimagrire con la corsa, sia per i runner con esperienza che cercano modelli adatti agli allenamenti veloci o alle gare.

Le Hoka Bondi X sono scarpe che rientrano in una categoria di mezzo, fatte per chi vuole un prodotto confortevole, per ritmi lenti, ma anche che spinga all’occorrenza, e anche per lunghe distanze.

Vediamo allora come si comportano.

SPECIFICHE HOKA BONDI X

Appoggio: neutro

Drop: 5 mm

Peso: circa 300 grammi per la taglia 43

Ammortizzazione: elevata

Calzata: Confortevole, non troppo stretta

Cosa significa appoggio? Cos’è il drop? Tutte le risposte nel nostro articolo come scegliere le scarpe da corsa.

PARTE ALTA

Salta subito all’occhio una cosa quando si vedono le Hoka Bondi 7: la loro imponenza. Sono scarpe voluminose e quasi ingombranti a vederle.

D’altronde la linea Bondi è fatta proprio per questo: dare tutto il comfort possibile, senza badare tropo alle dimensioni.

Ma quando si indossano colpiscono per tutta una serie di caratteristiche ben combinate.

Non sono tra le più leggere, ma non si sentono pesanti.

L’interno è ben imbottito e piacevole da sentire a contatto con il piede. Anche la linguetta para-lacci, pur essendo sottile e in stile “scarpe da gara”, è fatta bene e confortevole.

La tomaia utilizza un mesh, materiale traforato, che permette al piede di “respirare” e liberarsi dell’umidità accumulata abbastanza rapidamente.

É anche flessibile e quindi non dà alcun fastidio o sfregamento.

Anche il maggiore spazio in punta non stupisce, nonostante siano delle Hoka: è fatto apposta per lasciare che le dita stiano abbastanza larghe, perché tendono sempre a gonfiarsi un po’ e tenerle in scarpe strette non è sempre l’ideale.

PARTE BASSA

Come dice anche Hoka, le Bondi X sono il loro modo di mettere la piastra in carbonio a disposizione di tutti i runner, non solo agli atleti professionisti.

Infatti queste scarpe montano proprio una piastra, che ben abbiamo imparato a conoscere negli ultimi tempi e che Nike ha impiegato per prima.

Si tratta di uno strato in carbonio (ma anche in materiale plastico, in altre scarpe) che funziona come una sorta di molla.

Per intenderci, dona una spinta in avanti. Aiuta il runner ad andare leggermente più veloce.

Ma di solito questa tecnologia veniva usata solo sui modelli più performanti. Ora invece si trovano anche in scarpe meno esigenti, come in queste Bondi X.

Ma qui non è solo la piastra ad aiutarci: c’è anche il solito buon MetaRocker, tecnologia di Hoka per farci rullare il piede in avanti più facilmente.

L’intersuola (tra soletta interna e suola) è in materiale EVA compresso. Se non ne avete mai sentito parlare sappiate che è il materiale più comune per la costruzione di intersuole.

Si tratta di una schiuma molto densa, che offre ammortizzazione senza perdere elasticità, inoltre è anche flessibile e molto leggera.

Nelle Bondi X l’EVA rende la scarpa estremamente ammortizzata, anche morbida, una delle più comode in questo senso. Ma leggermente meno morbida delle Clifton, ad esempio.

Lo stacco da terra è da record: 37mm. Ma per fortuna la stabilità è garantita da una suola molto larga.

Che per certi versi è più classica del resto della scarpa, anche se è pochissima la superficie gommata. Quel tanto che basta per avere aderenza in ogni condizione.

Il resto della suola è di schiuma, la stessa di cui è fatta l’intersuola. Sicuramente un metodo per tagliare un po’ di peso, che non va però a diminuire le qualità della scarpa.

Il drop, ovvero la differenza di altezza tra punta e tacco è di 5mm, un classico per le Hoka.

VOTO HOKA MACH 4

Nonostante i timori derivanti dal mettere una piastra (che di solito vuol dire velocità) in una Bondi (che di velocità non se ne intende!) il risultato è davvero interessante.

Le Hoka Bondi X sono un concentrato di ammortizzazione, comfort e tecnologia avanzata che diventa perfetto per i giorni di allenamento lento, anche per quelli molto lunghi.

Infatti la piastra, in questo caso, non credo serva per aumentare la velocità, ma per aiutare la rullata e renderla più dinamica delle Bondi 7.

Ottima anche per le uscite seguenti ad allenamenti veloci e alle gare, quando c’è bisogno di far girare le gambe ma ad un passo più rilassato, per recuperare bene dallo sforzo.

Lati negativi? Sicuramente uno, non da poco: il fatto che sono costose.

Valgono gran parte dei soldi spesi, ma sono solo per chi se le può permettere.

DIFFERENZE HOKA BONDI 7 E HOKA BONDI X

Brevemente, ricapitoliamo le differenze rispetto alle 7.

Le Bondi X:

  • Hanno la piastra che aiuta nella spinta
  • Sono più vivaci
  • Hanno quantità di ammortizzazione simile alle Bondi 7
  • Sono più costose
  • Sono un po’ più spaziose per le dita
  • Entrambe sono adatte per uscite di molti km, anche per ultradistanze