Come scegliere le scarpe da Trail Running

Come scegliere le scarpe da Trail Running

Scegliere le scarpe da trail running può essere difficile. Anche perchè la scarpa da trail perfetta semplicemente non esiste.

Ogni runner sa bene che una scarpa sbagliata può trasformare la corsa in un incubo fatto di vesciche, scivolate indesiderate e infortuni. Anche quando le conseguenze non sono così gravi, una sensazione negativa ai piedi rovina l’esperienza della corsa e contribuisce a togliere l’entusiasmo. Se è vero che la scelta della scarpa ha un’importanza minore rispetto alla qualità di allenamento, alimentazione e stile di vita, avere ai piedi un prodotto affidabile ci aiuta ad affrontare salite, discese e ostacoli del trail running con più convinzione e tranquillità.

Non siamo tutti Kilian Jornet

Quando si parla di come scegliere le migliori scarpe da trail running è del tutto sbagliato proseguire con un elenco delle migliori scarpe in assoluto: una simile classifica non terrebbe conto del peso dell’atleta, del tipo di terreno, dello stile di corsa… si tratterebbe quindi di una semplificazione fuorviante. Basti un esempio: un principante potrebbe essere tentato di guardare ai più forti atleti in circolazione e “copiare” la loro scelta di scarpe.

Ai tempi di Michael Jordan – e ancora oggi – molti dilettanti del basket compravano le sue scarpe, nella (vana) speranza di imparare a “volare” come lui. Immaginando di fare lo stesso con il trail running, dovremmo tutti avere ai piedi delle Salomon leggere, veloci e minimaliste come quelle indossate da Killian Jornet, senza ombra di dubbio il Michael Jordan di questo sport. Ma non solo non miglioreremmo le nostre prestazioni, ma rischieremmo anche infortuni e lunghi stop visto che il nostro fisico e la nostra preparazione sono difficilmente paragonabili a quelle del fuoriclasse spagnolo.

Come orientarsi

Non siamo tutti Killian Jornet o Eliud Kipchoge, e così come non ci passa per la testa di seguire alla lettera la loro tabella di allenamento (è probabile che loro percorrano in un giorno la distanza che noi copriamo in una settimana), così non dobbiamo imitare la loro scelta delle scarpe, cercando invece le soluzioni più adatte al nostro fisico e alle nostre performance. In conclusione, la migliore scarpa da trail non esiste: esistono solo le migliori tipologie di scarpe da trail per noi.

A questo punto chi dovesse cercare su internet la sua scarpa da trail running si troverebbe di fronte a un mare magnum di marche e tipologie diverse. Come orientarsi in un mercato sempre più complesso, dove la sola Salomon propone una trentina di diversi modelli? Per orientarci meglio dividiamo il pianeta delle scarpe da trail in continenti, così da orientarci meglio.

Diversi tipi di scarpe

Prendiamo in analisi 7 tipi di scarpe da trail running, in base alle caratteristiche più importanti.

Calzata

Tutte le caratteristiche di cui parleremo più avanti, al centro di discussioni sui blog dei runner in tutto il mondo, appaiono di minima importanza in confronto alla calzata. Una scarpa del numero o del fit sbagliato per noi ci darà problemi dopo 10 minuti, non dopo 10 settimane come una scarpa con il cushioning sbagliato. Una scarpa che ci stringe troppo o troppo poco il mesopiede (costringendoci al cambio di numero, che a sua volta ci porterà ad avere troppo o troppo poco spazio per l’avampiede), non è la scarpa per noi.

Tutti i piedi sono diversi e fortunatamente il mercato delle scarpe di trail running si adatta ad ogni esigenza. E non basta sapere che “abbiamo sempre indossato il 43” per andare sul sicuro. Non tutti i 43 sono uguali: cambiano da marca a marca, da modello a modello, a volte anche tra due annate diverse dello stesso modello.

Prima dell’acquisto

Prima dell’acquisto cerchiamo di capire se abbiamo un piede largo o stretto, se abbiamo bisogno di spazio per le dita o se preferiamo una scarpa tipo guanto, che ci fasci al meglio e ci dia sicurezza. Il tipo di piede e il nostro concetto di comfort ci devono guidare nella scelta.

Nel negozio facciamoci misurare i piedi, se possibile, e consigliare rispetto alla forma della nostra pianta. Una volta indossate le scarpe, cerchiamo di replicare i movimenti che facciamo più spesso in allenamente e in gara. Se corriamo molto in salita, non basta fare quattro passi attorno: dobbiamo appoggiare il peso su un gradino o una panca, e testare il modo in cui la scarpa si piega. Lo scomparto del tallone o la suola sono troppo rigidi per i nostri standard? Il piede “balla” nella scarpa, dandoci una sensazione di insicurezza? Le dita toccano appena provo in discesa?

La scarpa dev’essere comoda. Da qui si prosegue alla ricerca delle altre caratteristiche.

I modelli di scarpa

Per i piedi stretti una buona soluzione sono le Salomon Sense Pro, veloci e leggere, buone tanto su terreni tecnici che su percorsi misti. Altrettanto confortevole è la calzata avvolgente delle Salomon S/Lab, che si collocano però su una fascia pro e prezzi tra i più alti del mercato del trail running. Un’altra opzione per piedi stretti sono le La Sportiva Bushido, arrivate ora alla seconda generazione. Note per il livello di precisione, protezione e supporto, le nuove Bushido aggiungono un pizzico di cushioning in più rispetto al primo impietoso modello, che non perdonava sui terreni più duri. La stessa La Sportiva propone le più leggere e agili Kaptiva, altre scarpe dalla calzata aderente pensata per le corse di media e lunga distanza.

Se siete in cerca di una calzata particolarmente comoda potete provare le nuove Hoka Speedgoat 4, il popolarissimo modello per corse lunghe e ultra, uscito anche in versione wide. Le Speedgoat portano avanti la tradizione di casa Hoka: cushioning estremo, ottimo grip e comodità che si fa sentire soprattutto nelle lunghe discese. Chi è in cerca di qualcosa di un po’ più estremo può puntare alle Inov8 Terraultra G 260, altra scarpa dalla calzata comoda e larga e ideale per le lunghe distanze. Le Terraultra hanno un drop 0 (vedi il capitolo successivo “Drop”), soddisfando i sostenitori del natural running, e garantiscono protezione, durata e un grip eccezionale a un peso irrisorio.

Stabilità

A seconda di come si muovono durante la corsa, i piedi dei runners possono essere divisi in tre categorie: neutri, pronati e supinati. Se il piede neutro nella corsa appoggia prima il tallone centrale-esterno, successivamente il mesopiede centrale per finire con la spinta della parte centrale della punta, il piede pronato tende a ruotare decisamente verso l’interno e quello supinato verso l’esterno. Non necessariamente pronazione e supinazione portano a dei dolori muscolo-tendinei, perchè il corpo può adattarsi e compensare con altri muscoli l’appoggio “scorretto”, risultando in una meccanica di corsa comunque sana e sostenibile. Tuttavia, nel caso il pronatore e il supinatore dovessero fare esperienza di infortuni, dovrebbero fare attenzione alla stabilità della scarpa che acquistano.

In caso di problemi, i pronatori possono cercare una scarpa più stabile, che dia sostegno a un piede probabilmente piatto. La suola in questo caso potrebbe andar bene se rigida, così come la sede della caviglia.

Al contrario, i supinatori tendono ad avere una pianta del piede arcuata e un appoggio pesante, che può essere bilanciato con una scarpa ben ammortizzata.

Valutare il tipo di piede

Rimane da capire come valutare il nostro tipo di piede. Una buona spia – oltre a eventuali dolori – è lo stato di usura delle nostre solette. Di solito il supinatore noterà un’eccessiva usura sull’esterno della suola, mentre il pronatore noterà che la propria suola si è consumata nella parte interna, in prossimità del tallone-mesopiede. Altra buona prova è quella dell’impronta: bagniamo le piante dei piedi e appoggiamole su una superficie dove sia visibile l’impronta. Un piede supino presenterà un’impronta che nel mesopiede risulta molto sottile, quasi inesistente, mentre il piede iperpronato riulterà in una forma compatta, dove la parte centrale è larga quasi quando tallone e punta.

C’è anche da aggiungere che, al contrario di ciò che avviene per la corsa su strada, nel Trail Running si tende a non utilizzare scarpe che correggano troppo l’iperpronazione, questo perchè ci si trova spesso su fondi sconnessi.

I modelli di scarpa

Chi cerca scarpe stabilizzate può provare le New Balance Leadville V3, scarpa pensata per sopravvivere a una celebre gara di 100 miglia in Colorado. Le Leadville sono scarpe leggere ed elastiche, che danno l’opportunità di una buona performance senza risparmiare sulla solidità richiesta dai pronatori. Le Brooks Adrenaline ASR 14 sono un’altra buona scelta, ma se la stabilizzazione del piede viene garantita, altrettanto non si può dire per il grip e la protezione della pianta: ottime scarpe per terreni non troppo tecnici. Nella lista non possono mancare le già nominate La Sportiva Bushido, forse troppo rigide per i piedi neutri, ideali per i pronatori.

Livello di protezione

Per capire quale livello di protezione cercare in una scarpa, bisogna prendere in considerazione il tipo di terreno che siamo più soliti affrontare. Inutile comprare una scarpa ultraresistente e protettiva se nel 90% dei casi corriamo su un sentiero del parco cittadino, dove al massimo possiamo incrociare qualche radice. Dove corriamo la maggior parte del tempo? Montagna, collina, strade sterrate, percorsi misti di asfalto e terra? Per ognuna di queste tipologie di terreno c’è un livello di protezione ottimale, che sarà massimo per la roccia più tecnica (in particolare per le discese) e minimo per un facile sterrato.

Minima o generosa

Le scarpe con una protezione minimale sono pensate per terreni uniformi e si avvicinano molto alle scarpe da asfalto. Sono scarpe agili, per chi corre su terreni comodi, dove concentrarsi più sulla performance che su equilibrio e stabilità.

Le scarpe più protettive garantiscono delle barriere tra i nostri piedi e i terreni più tecnici, evitando che ogni sasso appuntito diventi una spina e che ogni impatto tra dita e roccia ci costringa a una sosta con annessa imprecazione. Ovviamente questo servizio ha un costo: queste scarpe sono più pesanti e ingombranti. Rappresentano quindi un acquisto superfluo e controproducente per chi corre soprattutto su terreni “clementi” e poco tecnici.

I modelli di scarpa

Quando si parla di scarpe protettive non si può non nominare la dinastia delle Salomon Speedcross, una scarpa che può essere usata tanto per il trail running quanto per l’escursionismo. Stabili, resistenti ma leggere, le Speedcross, arrivate alla quinta generazione, sono da anni un punto di riferimento per la corsa su terreni accidentati e anche fangosi, con una protezione ottimale per dita e fianchi del piede.

Altrettanto popolare è La Sportiva Ultraraptor, scarpa che offre la protezione di una scarpa da off trail e che farà da vera e propria armatura contro ogni tipo di impatto, certo a discapito di velocità e precisione. Un’alternativa meno nota ma altrettanto valida delle Ultraraptor è la North Face Ultra 100, vero e proprio carro armato per chi ha come priorità la sopravvivenza dei piedi su terreni ultra-impegnativi.

Agli antipodi stanno le scarpe minimaliste, ultraleggere e agili, che non offrono protezione, ma prestazione. Consigliate agli atleti più performanti e leggeri, queste scarpe sono sicuramente più divertenti da indossare, ma visto il loro peso piuma non perdona troppi errori, urti o terreni particolarmente irregolari.

In questa categoria impossibile non nominare le Scarpa Spin RS (265 grammi contro, ad esempio, i 350 delle Ultraraptor), che danno la sensazione di correre scalzi, ma assicurando comunque una sufficiente protezione del piede. Chi trova un po’ misteriosa la definizione di “scarpa veloce” non ha mai provato le Spin RS, che danno davvero l’idea di volare, se gambe e allenamento ci supportano! Esiste anche una versione Ultra delle Spin RS, che aggiunge maggiore cushioning e ci permette di macinare più chilometri in sicurezza.

Tra le ultraleggere meritano una menzione le Merrell Bare Access XTR (240 grammi),delle drop 0 che restituiscono la sensazione della corsa a piede nudo, ovviamente su percorsi non troppo lunghi o accidentati. Con i suoi 246 grammi, anche la Altra Superior 4.0 entra nella partita delle scarpe a drop 0 che ti connette con il sentiero mettendo al primo posto il senso di libertà e contatto con il terreno piuttosto che sostegno, sicurezza e comodità sulle grandi distanze.

Grip

Per chi corre su strada il grip non è così importante. Ma quando dobbiamo avanzare su terreni scoscesi e scivolosi, in salita o in discesa, vogliamo evitare in ogni modo tanto la caduta quanto la fatica di una presa poco decisa. Una scarpa con un grip aggressivo ci incolla al sentiero, dandoci sicurezza e permettendoci di risparmiare le energie. Sembrerebbe una scelta ovvia: perchè mai non dovremmo ricercare il massimo grip? La risposta è che per la scelta di una scarpa tutte le caratteristiche che stiamo elencando dovrebbero essere prese in considerazione, non solo il grip. Una scarpa che abbia un grip ottimale ma una calzata inadatta ai nostri piedi, o un peso eccessivo rispetto al nostro carico, non sarebbe certo la scelta ideale.

I modelli di scarpa

Di nuovo, prima dell’acquisto ragioniamo sui “nostri” sentieri. Abbiamo davvero bisogno di un buon grip, o questa caratteristica passa in secondo piano? Un solido sterrato, per quanto ripido, non richiede un grip superlativo per permetterci di avanzare, e quindi in questo caso è bene avere altre priorità. Bisogna inoltre considerare il fattore fango: se il grip che stiamo cercando è quello che permette di non scivolare su superfici fangose, dobbiamo cercare scarpe che abbiano suole che non accumulino il terriccio nello spazio tra i tasselli.

Scarpe come la popolarissima Saucony Peregrine 8 hanno un ottimo grip, subito intuibile quando si guarda la suola, piena di appigli non troppo rigidi, che fanno presa su ogni terreno. Sono quindi consigliate a chiunque voglia avere la sensazione di incollarsi a ogni tipo di superficie asciutta. Il problema è che sul fango una scarpa del genere si comporta peggio di altre, visto che incappa presto nell’“effetto zoccolo”, riempendosi di fango e diventando liscia (difetto corretto nelle successive Peregrine 10). Se siamo “in the mud for love” dobbiamo cercare scarpe specifiche per il nostro terreno preferito, e non il classico grip da roccia e terreno tecnico asciutto. Si può ad esempio puntare sulle Inov8 Mudclaw (artiglio da fango: nomen omen), che sono quasi dei ramponi da fango, oltre a essere delle ottime scelte per la categoria ultraleggere.

Drop

Ecco un fattore che molti principianti ignorano, ma che negli ultimi anni ha accesso infiniti dibattiti nella comunità dei runner. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. Il drop – misura che va da 0 a 12 – è la differenza di altezza che una scarpa presenta tra il tallone e la punta, determinando quindi l’inclinazione del piede. Una scarpa con drop 12 avrà quindi un “tacco alto”, mentre una scarpa drop 0 idealmente si avvicina a un piede scalzo. In che modo questo influenza la nostra corsa?

Cambia l’appoggio

Con una scarpa dal drop elevato il runner tende ad appoggiare per primo il tacco, rullando poi verso la punta (immaginiamo un effetto “sedia a dondolo”). Invece con un drop minimale il runner va in appoggio sul mesopiede, quindi con una caduta più piatta e simile alla corsa a piedi nudi, sollecitando di più polpaccio e tendine.

Si potrebbero scrivere interi saggi cercando di fare luce sulla polemica relativa al drop e alla sua supposta influenza sugli infortuni. Negli ultimi anni la corrente del “natural running” ha fatto sentire la sua voce, spingendo il mercato in direzione di drop ridotti o nulli. Tutto questo in virtù di un ritorno alla corsa naturale, appunto, ovvero con appoggio sul mesopiede, che riduce il carico sulle ginocchia e quindi diminuirebbe il rischio di infortuni. D’altra parte i sostenitori del drop massimale replicano sostenendo che il differenziale 0 può portare a sua volta ad infortuni, visto che costringe il tendine d’Achille a uno sforzo e allungamento continui.

Fin qui il dibattito della comunità degli appassionati, ma qual è la posizione della scienza? In un suo studio del 2015, il chinesiologo e biomeccanico dell’Università di Calgary Benno Nigg è giunto alla conclusione che la scelta della scarpa non influisce significativamente sul rischio di infortuni. Quindi non ci sarebbe nessuna evidenza scientifica nella tesi che vuole la corsa naturale – e i drop minimali – come una ricetta infallibile contro gli infortuni. A un simile risultato sono giunti gli autori degli studi “Influenza del drop sul rischio di infortunio” pubblicato nel 2016 sull’American Journal of Sports Medicine e “Il drop delle scarpe è un fattore chiave nella prevenzione degli infortuni?”, pubblicato nel 2017 sul British Journal of Sport Medicine.

Quale drop scegliere

Un ormai disorientato principiante come dovrebbe quindi scegliere il drop della propria scarpa? Credere ai cultori della corsa naturale, ai classicisti del drop 10 (che ha dominato il mercato per anni) o cercare la propria via? La scienza ci dice che anche in questo caso il drop ideale è relativo al runner, non ne esiste uno assoluto. Il consiglio è di iniziare con un drop “classico”, tra i 6 e i 10, e di cambiare solo se diversi infortuni o dolori a tendini, polpacci e ginocchia ci suggeriscono che un diverso drop potrebbe essere più adatto al nostro stile di corsa (e anche in questo caso dobbiamo ricordare che lo stile di corsa perfetto in assoluto non esiste: guardare la pronazione di Kipchoge per credere…).

Infine va ricordato che il cambio di drop va effettuato gradualmente, alternando scarpe diverse nel primo periodo, perchè in questo caso è scientificamente provato che un passaggio troppo repentino tra due appoggi diversi a pieno carico può portare ad infortuni!

I modelli di scarpa

Per fortuna l’offerta anche in questo caso è enorme, e troveremo una scarpa adatta al nostro drop ideale. Categoria a se stante sono le già nominate drop 0, che propongono una visione intransigente della corsa naturale e che sono uno di quei prodotti da prendere o lasciare, senza compromessi. Oltre alle già evidenziate Merrell Bare Access XTR, Altra Superior 4.0 e Inov8 Terraultra G 260, nominiamo la Altra Lone Peak 4.5, con un cushioning che permette distanze più lunghe, e le Topo Athletic Runadventure 2, che invece strizzano l’occhio al mondo del barefoot running, con un’ammortizzazione minimale.

Per i drop superiori allo 0 c’è l’imbarazzo della scelta, e più che di singoli modelli vale la pena di parlare di interi brand. Se i modelli più noti di Hoka e Saucony si attestano sui 4mm, la Salomon e La Sportiva puntano di più sugli 8/10mm, con delle punte per prodotti che raggiungono i 12mm.

Cushioning

Da non confondersi con il drop, il cushioning è il livello di ammortizzazione della suola che una scarpa offre. Non necessariamente una scarpa che ci appare dotata di “zeppa” morbida e tacco alto (abbiamo tutti in mente le Hoka, che hanno rivoluzionato il mercato in questo senso) hanno anche un elevato drop. Se tagliassimo in due i più noti modelli di Hoka scopriremmo infatti che, malgrado da fuori l’apparenza ci parli di un grande dislivello tacco-punta, all’interno il piede poggia in maniera piuttosto neutrale, con drop che si attestano attorno ai 4mm.

Per quale runner

Chi dovrebbe ricercare cushioning elevati? Un atleta più pesante o che si concentra su percorsi lunghi, non troppo tecnici e con diverse discese. Il cushioning infatti ammorbidisce ogni impatto, rendendo più confortevole la corsa ma meno accurata la sensazione del terreno. Immaginiamo di indossare dei guanti da neve: caldi, confortevoli, morbidi. Tutte qualità positive, tuttavia non vorremmo mai usarli per un lavoro manuale di fino. Lo stesso vale per le scarpe. Se dobbiamo affrontare una vertical molto tecnica, vogliamo sentire il sentiero, sfruttarne ogni angolo per una spinta ottimale. In questo caso un cushioning elevato ci darà un effetto “piede anestetizzato” che non dà alcun vantaggio.

Riassumendo: se vi preparate ad affrontare una corsa lunga che non richiede la precisione millimetrica dei percorsi più tecnici, il cushioning fa per voi. Se invece volete un appoggio più mirato e una corsa veloce ed esplosiva per percorsi brevi ma intensi, virate su un modello più leggero, che mantenga la sensibilità del piede.

Una marca su tutte

I consigli sul cushioning sono piuttosto semplici: la marca leader è senza dubbio Hoka. Sono stati loro i primi ad aggiungere un “materasso” sotto una scarpa a drop ridotto, regalando agli ultrarunner un comodo compagno di corsa, e soprattutto di discesa. Potremmo nominare ogni loro modello, se siete in cerca di morbidezza sotto le piante dei piedi (forse fatta eccezione delle Torrent, che sono un ibrido tra le classiche Hoka e una scarpa più minimal e veloce). Ma certo, dovendo fare un nome la scelta ricade sulle bizzarre Hoka Tennine, che vengono presentate come le più ammortizzate tra le ammortizzate. Certo non passano inosservate, con quella specie di piattaforma che sporge ben oltre il tallone. Pensate per assorbire ogni urto, promettono di farvi correre su una discesa ripida e sconnessa con la stessa facilità di un jogging al parco (superpotere non esattamente regalato, visto il prezzo decisamente sopra la media).

Impermeabilità

La scarpa impermeabile, quindi in gore-tex o materiali simili, garantisce un piede asciutto e caldo anche nelle condizioni climatiche più inclementi. Dobbiamo semplicemente chiederci se ne abbiamo bisogno. Le scarpe impermeabili costano di più e sono molto più calde, tanto da diventare fastidiose se indossate a lungo sotto una pioggia estiva, ad esempio. Se le nostre corse non durano più di un paio d’ore e le scarpe acquistate si asciugano facilmente una volta tolte, forse non serve andare alla ricerca di altro. Qualche pozzanghera o un veloce acquazzone possono essere affrontati anche con scarpe leggere. Se invece viviamo in zone particolarmente piovose o nevose, il gore-tex è d’obbligo per evitare piedi freddi e umidi, che fanno passare la voglia di correre.

I modelli di scarpa

Diversi modelli di scarpe da trail hanno una versione in gore-tex, ma vale la pena fare qualche menzione nuova. Ad esempio le Cloudventure Waterproof, con la tipica suola ondulata alla quale il brand delle Alpi Svizzere ci ha abituati. Oltre al cushioning e il grip che questa suola assicura (con qualche appunto sollevato dai runners sulla sua durabilità), le Waterproof sono ovviametne pensate per tenere i piedi asciutti durante le corse invernali. Le Dynafit Speed MTN GTX sono un’ottima alternativa: anch’esse leggere, solide e comode, propongono un sistema di allacciamento veloce e una membrana in gore-tex che tiene al riparo in ogni condizione climatica.

Per concludere non si possono non nominare le Salomon Snowspike CSWP, che addirittura si presentano con ghetta incorporata. In questo caso stiamo parlando di un prodotto pensato per chi si avventura spesso su neve e ghiaccio, e ha bisogno di impermeabilità completa e un grip che ricordi quello dei ramponi.

Conclusioni

Ogni runner è diverso per stile di corsa, sentieri preferiti e fisico. La scelta della propria scarpa deve tenere conto di tutti i fattori fin qui analizzati, che se ben valutati ci restituiscono il piacere della corsa e della fatica libera da dolori ai piedi.

Qualcuno potrà obiettare: perchè non si è parlato della durata? Mediamente una scarpa da trail dura tra i 600 e gli 800 km, dopodichè la suola diventa liscia e ci obbliga a un “cambio gomme” per evitare brutte scivolate. É vero che alcune scarpe più morbide si consumano prima, costringendoci a un esborso più frequente.

Tuttavia se quelle scarpe sono giuste per noi in base a tutte le altre caratteristiche, il nostro consiglio è di continuare a sceglierle, ovviando al loro breve arco vitale con una semplice soluzione, che vale anche da scaccia-infortuni: alternare diverse paia di scarpe. Con una spesa maggiore iniziale, ci garantiamo una rotazione continua che evita squilibri e vizi di appoggio che potrebbero essere legati all’uso continuo di uno stesso modello. Chi si mette spesso alla prova con le gare potrà anche pensare di acquistare una scarpa da competizione, che garantisca ottime performance anche a discapito della durabilità, visto che la indosserà molto meno di quelle da allenamento.

In un periodo di boom del trail running, e di tutta l’industria dell’attrezzatura ad esso legata, diventa sempre più difficile trovare una “scarpa del cuore” nel diluvio di proposte che ogni mese invadono siti, fiere e riviste di settore. La buona notizia è che là fuori ce n’è per tutti i gusti e gli stili, e con un po’ di attenzione potremo trovare le nostre migliori compagna di corsa!