8 Migliori Scarpe Running Drop Zero: Recensione e Perché Usarle

8 Migliori Scarpe Running Drop Zero: Recensione e Perché Usarle

Drop zero o non drop zero? Questo è il dilemma…

Il drop è uno dei temi più discussi nel mondo della corsa.

Si tratta di un piccolo particolare, sconosciuto alla maggior parte dei runner principianti, ma che ricopre un ruolo importante.

Per dirla in termini tecnici, il drop (chiamato anche differenziale tacco-punta) è la differenza di altezza tra la parte posteriore della scarpa (il tacco) e la parte anteriore (la punta).

Si, perché gran parte delle scarpe che usiamo per correre, ma anche quelle che indossiamo tutti i giorni, ha questa differenza di altezza, e la parte anteriore è più bassa.

Quindi, per semplificare, il piede è leggermente inclinato in avanti, come se stesse sempre sui tacchi, non è parallelo al suolo.

Ad eccezione di quando usiamo le scarpe con drop pari a zero.

Ma andiamo con ordine.

Prima di tutto, una nota importante: se state iniziando ad avvicinarvi alla corsa, forse vi conviene stare su scarpe più tradizionali. Questo è l’articolo che fa per voi: migliori scarpe per iniziare a correre.

Ma se invece avete già un po’ di esperienza, o magari siete dei temerari e volete passare ad un livello più alto (anzi, più basso, verso le zero!) allora siete nel posto giusto.

In questo articolo vedremo insieme quali sono le migliori scarpe running drop zero e perché usarle.

Differenze scarpe drop zero e scarpe minimaliste

ll drop zero è intimamente connesso con il mondo delle scarpe minimaliste.

Con il termine scarpe running minimaliste intendiamo un tipo di calzatura che “toglie”, “elimina”, anziché aggiungere.

Cioè, sono scarpe che nascono con poca ammortizzazione, con drop molto basso o zero, per niente rigide o strutturate, leggerissime, e così via.

Ad esempio, le Five Fingers della Vibram ben descrivono questo “togliere”… Non hanno praticamente nulla, a parte la suola.

Il tutto per rendere il piede il più libero possibile.

Questa è la filosofia che sta dietro alla diffusione di queste calzature. E anche perché, secondo molti, ridurrebbero drasticamente il numero di infortuni a cui i runner sono soggetti (lo vedremo dopo).

Ma noi oggi parliamo delle scarpe da corsa a drop zero, non solo di quelle minimaliste. Nel senso che alcune calzature, pur avendo il differenziale a 0, e quindi in questo simili alle minimaliste, hanno anche altre caratteristiche che le rendono molto diverse, ben più simili alle scarpe “normali”.

Un perfetto esempio di questo sono le Altra. Quasi tutte offrono abbondante spazio sulla parte anteriore, in modo da lasciare che le dita dei piedi si muovano liberamente. Alcune sono anche molto flessibili. E hanno ovviamente il differenziale nullo.

Ma dove non sono affatto minimaliste è sull’ammortizzazione. Quasi sempre montano intersuole con abbondante protezione, e anche i modelli meno “bombati” si possono comunque definire tradizionali sotto questo aspetto.

Il motivo è che Altra vuole dare ai propri runner alcuni dei vantaggi del mondo minimalista, come appunto lo spazio per le dita, il drop zero, etc., ma allo stesso tempo intende facilitare il contatto con il terreno, a cui non siamo molto abituati, soprattutto per la categoria trail running dove il fondo potrebbe essere molto doloroso da sentire.

E così fanno anche altre aziende, che cercano di sfruttare il meglio della corsa a piedi nudi (o quasi) ma evitando che sia troppo traumatica.

Scarpe da running drop zero: a cosa fare attenzione

Come dicevo prima, se avete appena iniziato a correre e state pensando di buttarvi nel mondo del drop 0, vi fermo subito.

Ormai siamo abituati a sentire e vedere runner che usano le scarpe drop zero, da anni. Ma il fatto che siano diventate più diffuse non significa che tutti possiamo usarle.

La questione è un po’ complicata.

Quando parliamo di scarpe da corsa andiamo a toccare un punto critico. Perché la scarpa va a modificare il modo in cui corriamo.

E modifica il modo in cui i nostri muscoli e legamenti si muovono, quali usiamo di più e di meno.

Se per anni ed anni ci siamo abituati a camminare con scarpe “tradizionali”, alcune parti del nostro corpo potrebbero non essere pronte per passare al drop zero.

È innegabile che il drop zero abbia molti vantaggi. Ma bisogna stare attenti.

Prendiamo il caso di una normale scarpa da ginnastica o sneaker.

Molto probabile che abbia un differenziale alto, a volte molto elevato. La usiamo senza problemi, anche per molte ore, perché siamo abituati a questo tipo di drop e di ammortizzazione, fin da bambini.

E direte voi: “Ma allora quando indossiamo ciabatte o le infradito? Non sono forse piatte? Non sono quasi sempre a drop zero? Come mai non ci facciamo male?”

Verissimo. Ma quando indossiamo le ciabatte, non corriamo.

Drop 0: muscoli e tendini coinvolti

Quello che cambia è il gesto. Quando camminiamo usiamo certamente molti dei muscoli e tendini che usiamo anche nella corsa, ma in quest’ultima li impieghiamo e stressiamo molto di più.

Li sottoponiamo ad uno sforzo ben maggiore.

Pensiamo al tendine d’Achille, quello grosso e spesso che troviamo sopra al tallone e che arriva fin dentro al polpaccio.

Questo tendine, quando corriamo a piedi nudi o con una scarpa drop zero, viene stressato e tirato decisamente di più di quando camminiamo.

Lo stesso vale per le caviglie e i polpacci, che a piedi nudi vengono usati in modo diverso rispetto a quando li mettiamo in una scarpa tradizionale.

Se quindi provate a fare mezz’ora di corsa a piedi nudi, sentirete subito che state andando a modificare qualcosa nel vostro corpo, e potreste farvi male se non siete preparati.

Correre con scarpe drop zero: i vantaggi

Detto questo, passiamo a vedere quali sono i benefici di correre con le scarpe da running a drop zero.

Sono innegabili i vantaggi che si possono avere. Sono legati al fatto che, come dicevo, cambiando il differenziale cambia anche il modo stesso in cui corriamo, e molte volte ci permette di avvicinarci ad un’impostazione migliore.

In pratica, con il drop zero mettiamo il piede nella stessa posizione, o quasi, di quando siamo scalzi. Non sarà più leggermente inclinato in avanti, come succede con quasi tutte la calzature standard. Ma sarà parallelo al suolo.

Cioè nella sua posizione naturale.

E quando corriamo siamo “stimolati” ad appoggiare il piede non più con il tallone come primo punto di impatto con il suolo, come succede in moltissimi runner.

Ma con la parte centrale della pianta, oppure con la punta.

Non è sempre facile notare subito la differenza e avere risultati immediati sul nostro modo di correre, molto dipende dalla meccanica di corsa che si ha e da come siamo stati abituati.

Ma potremmo, col tempo, ridurre quegli acciacchi che ci torturano da anni. E ridurre il carico che alcune articolazioni hanno durante la corsa.

Molti runner che soffrivano di continui problemi hanno risolto con le scarpe drop zero. Alcuni infortuni che sono stati ridotti sono:

  • fasciti plantari
  • dolore zona lombare
  • problemi alle ginocchia
  • problemi alle anche
  • infortuni ai muscoli femorali

L’importanza della tecnica di corsa

Personalmente ho visto che riducendo il differenziale ho praticamente risolto un fastidioso problema ai femorali (parte posteriore della coscia), alle caviglie e anche il dolore che avevo in corrispondenza del ginocchio destro (sindrome della bandelletta).

Ma molto lo devo anche alla tecnica di corsa, su cui ho lavorato per circa un anno.

Migliorandola, migliora anche il nostro rapporto con scarpe a drop più alto.

Se corriamo male, con un drop di 10 mm sentiremo tutta la sua presenza. Se invece proviamo ad impostare correttamente la nostra tecnica, ecco che anche un drop elevato potrà essere sfruttato meglio.

Un esempio: ho acquistato recentemente un paio di Brooks Ghost, scarpa ottima secondo me. Mi ero completamente scordato che avesse un drop di 12mm e quando me ne sono accorto mi è quasi venuto un colpo…

Perché ora sono abituato a drop molto più bassi, o nulli. E con tutti gli infortuni che ho avuto in passato, modificare l’equilibrio che ho trovato negli ultimi anni è rischioso.

Ma poi, alla prima corsa, mi sono accorto che forse non è un problema.

Probabilmente, il fatto di aver lavorato sulla mia impostazione di corsa mi ha portato a non sentire più questa grande differenza.

Perché atterro comunque con la parte centrale del piede, anche con scarpe dal differenziale elevato.

Certo, faccio un po’ più di fatica rispetto a quando corro con scarpa da 4 mm con drop zero, e infatti questo è il motivo per cui continuo ad alternare calzature con drop diversi.

Come passare alle scarpe running drop zero

Il mio consiglio è di rivolgersi ad un fisioterapista esperto in running.

Se invece proprio non potete o non volete passare dal fisio, potete cercare di fare il passaggio da soli.

Il punto chiave di tutto è la gradualità. Dobbiamo in un certo senso “risvegliare” alcuni punti del nostro corpo, abituarli allo sforzo, per evitare di ritrovarci infortunati nel giro di poche settimane.

Come fare:

  • se le vostre attuali scarpe da running hanno drop di 8-10mm, potete acquistare un paio di scarpe da 4 mm e usarle inizialmente per pochi chilometri, alternandole con le altre
  • se dopo alcune settimane non avete notato problemi o dolori particolari, potete passare alle drop zero, inizialmente solo per camminare, e dopo alcune settimane anche per la corsa, sempre alternandole a quelle da 4 mm, per pochi chilometri alla volta
  • cercate di accorciare la lunghezza della vostra falcata: passi più brevi ma più rapidi
  • la transizione potrebbe richiedere 2-3 mesi nella maggior parte dei casi, come anche un anno in quelli più particolari
  • mai accorciare i tempi, rischiamo di infortunarci
  • meglio scegliere scarpe drop zero con ammortizzazione, e poi magari in futuro passare alle vere minimaliste, se è questo a cui puntiamo

Assieme alla gradualità del cambiamento potremmo mettere anche un altro punto: il rafforzamento di alcuni muscoli del piede.

Un esempio per questa parte del corpo può essere quello di usare gli elastici o bande elastiche per migliorare la mobilità e rinforzare.

Ma anche le pedane propriocettive, quelle su cui bisogna stare in equilibrio, sono un ottimo modo per raggiungere questo scopo.

I marchi del drop zero

Nonostante il grande successo della corsa minimalista e di quella a drop zero, le aziende che producono questo tipo di scarpe non sono poi molte.

Altra

Ne ho parlato prima. Altra è sicuramente tra le più famose e produce alcune tra le migliori scarpe running drop zero.

É un bel mix di cose diverse: per certi versi minimaliste, con molto spazio in punta, flessibilità, ma molto protettive, molto ammortizzate.

Un ibrido che ha avuto successo.

Topo

Questo nome bizzarro nasconde uno dei marchi più importanti nel mondo delle ultramaratone.

Obbiettivi del fondatore sono sempre stati far star bene i piedi, lasciarli liberi di muoversi, dare flessibilità e protezione.

E soprattutto tanto, tanto comfort. Se non le avete mai provate, fateci un giro.

Enda

Un nuovo marchio che ha già suscitato interesse, Enda è davvero particolare nel settore running.

In primo luogo, è un’azienda 100% africana, precisamente del Kenya. Secondo, si concentra su scarpe a drop zero per motivi che potremmo definire culturali, per rivivere il vero spirito della corsa africana.

Vibram

Sicuramente conoscete la Vibram, famosissima per le sue suole super aderenti che troviamo in migliaia di scarpe e scarponi.

Ma forse non sapete che si tratta di un’azienda italiana, e il suo nome deriva semplicemente dal nome e cognome del suo fondatore, Vitale Bramani.

Produce le famose Five Fingers.

Merrell

Merrell è un’azienda davvero molto famosa, soprattutto negli Stati Uniti. Nata nel 1981 per mezzo di due imprenditori che prima lavoravano per la Rossignol, con l’idea di lanciare una linea di scarponi da montagna.

Da anni realizza anche scarpe da running e trail running, e tra queste troviamo le Trail Glove.

Vivobarefoot

Altro marchio che molti ancora non conoscono è Vivobarefoot.

Produce calzature di vario tipo, non solo per running, ma anche per un uso quotidiano.

Fondato nel 2012, quindi molto recente, si fregia del marchio di B-Corporation, ovvero quelle aziende che fanno del rispetto per l’ambiente il loro cavallo di battaglia, non solo una questione di facciata.

Nel loro catalogo troviamo 3 modelli per la corsa su strada e 3 per il trail running.

Xero

Xero è un’altra azienda nata solo negli ultimi anni.

I suoi fondatori sono una coppia americana, Steven e Lena. Lui continuava ad infortunarsi, e quando un amico gli suggerì di provare il barefoot running non sembrò convinto. Ma poi si rivelò essere davvero la cura per i suoi problemi.

Nel giro di pochissimo tempo realizzò il primo paio di calzature minimaliste per la sua compagna, e anche lei se ne innamorò. Il resto è storia.

Le migliori scarpe running drop zero, da strada e da trail running

Vediamo le migliori scarpe da corsa drop zero, secondo me.

Altra Rivera

In sintesi: da strada, neutre, molto versatili

Una delle cose più difficili per chi inizia a correre è capire che scarpa per prendere, per quale situazione, per che allenamenti.

Altra ci semplifica un po’ la vita con le Rivera, nel senso che sono scarpe adatte a qualsiasi situazione, sia essa un allenamento intenso oppure una corsetta rilassante.

L’intersuola è realizzata con una schiuma, chiamata Ego, che assicura buona ammortizzazione senza sacrificare la spinta in avanti.

Ovviamente Altra ha fatto bene le cose anche dal punto di vista della flessibilità, che è molta in questo modello.

Perfette per dare quella sensazione di piede quasi scalzo. E anche sull’ampiezza in punta possiamo dire che il comfort è garantito.

Topo Athletic Magnifly 3

In sintesi: da strada, neutre, molto confortevoli

Queste Magnifly sono quasi perfette. Secondo me tra le migliori scarpe running drop zero che si possano trovare.

Nel realizzarle, Topo ha impiegato il meglio della propria esperienza, e il risultato è una scarpa che dona un comfort davvero elevato, come spesso accade con le loro scarpe, ma qui sembra che tutto sia perfettamente bilanciato.

L’ammortizzazione è buona, quasi soffice, garantita da un’intersuola a doppia densità in EVA. Nella parte anteriore troviamo molto spazio per le dita, ma anche un’ottima traspirabilità.

La scarpa è leggera, non si sente, ma allo stesso tempo riesce ad essere leggermente strutturata, più di altre scarpe della categoria, per dare un po’ di sostegno al piede.

Ideali per allenamenti quotidiani.

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Altra Provision 6

In sintesi: da strada, stabile, per iperpronatori

Un’altra Altra (scusate il giro di parole…).

In questo caso un modello che va a “guidare” il runner che tende a pronare eccessivamente, le Provision 6 sono scarpe che danno il meglio in chi ha questa esigenza.

Altra sposa la filosofia del movimento libero, minimale, ma in queste Provision offre quindi anche supporto e una certa rigidità al runner che lo richiede.

Il tutto è dovuto ad un nuovo sistema che Altra sta utilizzando, il Guide Rail System. Il bello di questa tecnologia è che non la senti se non ne hai bisogno. In qualche modo, non chiedetemi come, si attiva solo quando il piede lo richiede.

Le Provision 6 sono scarpe con molto spazio in punta, dove troviamo anche una traspirabilità molto buona.

Nell’intersuola abbiamo l’Ego Max, che offre un appoggio morbido, ma mantiene la scarpa anche abbastanza flessibile, nonostante la mole.

La suola ricalca il classico disegno delle ossa del piede, tipico di Altra, e funziona molto bene.

Perfette anche per runner pesanti, che vogliono molta protezione, ammortizzazione, e sostegno al piede, anche piatto.

Xero Shoes HFS

In sintesi: da strada, minimalista, vero contatto con il suolo

La Xero HFS è una scarpa eccellente.

Il suo peso è superiore ad altri prodotti in questa categoria, e probabilmente non ha una durata molto lunga.

Ma eccelle nel darti una sensazione di contatto con il terreno, la sensibilità è davvero elevata, proprio quello che vorremmo da una scarpa minimalista.

L’intersuola è ridotta ai minimi termini, qualche millimetro appena, quel tanto che basta per proteggere la pianta.

L’altra caratteristica notevole è la sua flessibilità, eccezionale, farà felici i runner che vogliono sentirsi completamente liberi di piegare il piede senza costrizioni.

É anche, ovviamente, molto spaziosa nell’avampiede.

Ideale anche per correre, per la palestra e altre attività simili, non però per il trail, dove la protezione minima non darebbe il necessario comfort per affrontare rocce e sassi.

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Inov-8 TerraUltra G 270

In sintesi: da trail running, grip e comfort

La prima scarpa da trail running che vediamo è la TerraUltra G 270, una delle migliori in assoluto per le lunghe distanze.

Ma non solo. É in realtà molto versatile e nonostante sia stata concepita con le ultramaratone in mente, è fantastico usarla anche per giri brevi.

Offre buona protezione ed è anche abbastanza leggera per il suo utilizzo.

É molto stabile sui fondi tecnici; l’aderenza al terreno è fantastica, proprio perché creata con i trail inglesi in mente, dove acqua e fango ci sono molto spesso.

Inoltre, ha anche un’ottima durata.

Davvero una scarpa notevole.

Altra Lone Peak 6

In sintesi: da trail running, anche per terreni tecnici

Aderenza al terreno, spazio per le dita, sensibilità, sentieri impegnativi. Ecco come potremmo definire le Lone Peak 6, scarpe che hanno visto un ottimo successo di vendite tra i trail runner.

Possono affrontare terreni anche molto impervi, di roccia e fango, quindi indicate per la montagna. Ma hanno anche tutte le caratteristiche necessarie per renderle ideali alle lunghe distanze.

C’è una buona ammortizzazione, ma non eccessiva; protezione dai sassi, ma anche tanta sensibilità con il fondo, quindi per chi vuole sentire il terreno; comodità in punta per permettere alle dita di espandersi leggermente durante la corsa; e infine un grip davvero buono.

Merrell Trail Glove 6

In sintesi: da trail running, minimaliste con grip

Con un nome così non ci si può aspettare una scarpa tanto rigida e strutturata. E infatti le Merrell Glove non lo sono affatto, anzi.

Sono vere scarpe (o guanti!) minimaliste, non solo per il drop nullo, ma anche per l’ammortizzazione, pressoché inesistente.

Ma offrono protezione, seppur minima, grazie alla suola in Vibram.

A dire il vero qualcuno dice che non siano proprio delle minimaliste al 100%, essendoci un po’ meno sensibilità rispetto ad altre. Ma credetemi, se venite dal mondo delle scarpa tradizionali noterete una differenza enorme.

Sono leggerissime, calzano alla perfezione, sono leggermente stabili, offrono aderenza eccellente e sono anche durature. Cosa chiedere di più?

Le Merrel Glove sono pensate per il trail, ma fate attenzione se non ci siete abituati, fate sempre tutto con gradualità.

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Altra Paradigm 6

In sintesi: da trail running, anche per iperpronatori

Le Paradigm sono scarpe che davvero non hanno a che fare con il mondo minimalista, a parte il drop 0.

Sono molto ammortizzate, con uno stacco da terra elevato, quasi delle Hoka con drop minore. Offrono davvero un sacco di protezione sotto ai piedi.

Non siamo però di fronte a scarpe troppo morbide, l’intersuola è piacevole da sentire ma mai troppo soffice.

Danno supporto al piede che prona eccessivamente, grazie al sistema che abbiamo visto prima anche sulle Provision, che si fa sentire quando ce n’è bisogno.

Il peso non è eccessivo, contrariamente a quello che si potrebbe pensare.

Davanti abbiamo un bel po’ di spazio per le nostre dita, e abbiamo anche buona traspirabilità.

Ideale per farci tanti chilometri, a ritmi rilassati.