7 Migliori Scarpe Trail Running Hoka: Tutti i Modelli a Confronto

7 Migliori Scarpe Trail Running Hoka: Tutti i Modelli a Confronto

Ho da poco scritto un articolo su quelle da strada e non potevo non farne uno anche sulle migliori scarpe trail running Hoka.

Ovvero per i runner che amano correre nella natura, lontani dal cemento e dall’asfalto.

Dopotutto Hoka è nata con i monti e i primi modelli erano proprio indirizzati a chi correva sui sentieri.

Di anni ne sono passati, anche se non tantissimi. Ricordiamo che Hoka è nata solo nel 2009, ben dopo molte altre concorrenti famose, come Salomon, Brooks, New Balance o Scarpa.

E da allora non ha solo sperimentato con diverse nuove scarpe, allargando il suo catalogo fino a farlo diventare di tutto rispetto.

Ma ha cambiato anche nome, anche se solo leggermente, passando da Hoka One One ad un più semplice Hoka, che era già il modo con cui tutti i trail runner la chiamavano, per semplicità.

Quasi nessuno diceva il nome completo, che essendo in lingua Maori suscitava sempre dubbi sulla pronuncia…

Ad oggi questa azienda è una delle più conosciute. Il balzo in avanti che ha fatto nel giro di un decennio è impressionante.

Da una piccola start-up ad un piccolo impero che è stato acquisito dopo soli alcuni anni dalla sua nascita da un gruppo molto più grosso, la Deckers, che ne ha allargato ancor di più gli orizzonti.

É normalissimo vederle ai piedi dei migliori atleti, sia su strada che nel trail, che ne apprezzano le caratteristiche uniche.

Migliori scarpe trail running Hoka: tutti i vantaggi

Dicevo che Hoka è nata solo recentemente.

Prima non c’erano scarpe da trail così ammortizzate, eccetto qualche modello sperimentale.

La novità che Hoka ha portato nel settore è stata incredibile. Eppure quello che hanno fatto è stato tentare una cosa fuori dall’ordinario, ovvero andare controcorrente.

Ne parlavo anche nell’altro articolo sulle Hoka da strada: invece di seguire la moda del momento, cioè quella che vedeva l’affermarsi delle scarpe minimaliste, leggerissime, con il drop zero, quasi senza ammortizzazione, i due fondatori di Hoka hanno pensato di fare esattamente il contrario.

Ecco che hanno creato un mostro: una scarpa enorme, con una zeppa altissima e con un look davvero terribile.

Ma ha funzionato. Perché i trail runner, ma anche gli ultrarunner, si sono subito accorti chei loro piedi erano molto più protetti, e potevano davvero quasi volare sui sentieri.

E cosa succede quando un nuovo sistema prende piede e ha successo? Tutti lo copiano. Infatti al giorno d’oggi quasi tutti i brand più importanti hanno il loro paio di scarpe massimaliste.

New Balance ha diversi modelli con uno stacco elevato e ben ammortizzate. Brooks lo stesso. Nike pure.

Perfino Salomon, che ha sempre avuto scarpe non stroppo ammortizzate, quasi rigide, ha alla fine ceduto e ha creato le Ultra Glide.

Non è solo un fatto di ammortizzazione, c’è anche altro.

Leggerezza

I fondatori volevano avere anche scarpe che nonostante la loro mole fossero leggere.

E ci sono riusciti sperimentando soprattutto con varie schiume che si usano per le intersuole, la parte che sta tra il nostro piede e la suola esterna della scarpa.

Ammortizzate, ma anche leggere. Un mix perfetto.

Comfort

Anche su questo punto le Hoka sono davvero avanti.

Da un lato alcuni modelli calzano stretti e non vanno bene per tutti, soprattutto per chi ha piedi larghi. Ma dall’altro offrono un livello di comfort eccellente.

Lo si sente in particolare in modelli come le Stinson, le Challenger, ma anche nelle Speedgoat. Ma direi che anche quelle più orientate alla velocità garantiscono comodità elevata.

Stabilità

Inoltre sono anche piuttosto stabili se pensiamo alla loro mole.

Le piante di queste scarpe sono molto larghe, appunto per stabilizzarle e andare a controbilanciare il problema dell’altezza da terra.

Questa infatti produce instabilità: più alta è la scarpa e meno stabile sarà, andando a creare non pochi problemi sui sentieri, come distorsioni e cadute.

Se da un lato le Hoka non sono sempre stabilissime e bisogna abituarsi un po’, è anche vero che il risultato è davvero straordinario.

A contribuire a questo c’è anche una particolare tecnologia chiamata Active Foot Frame che Hoka usa in quasi tutte le sue scarpe: è come se l’intersuola fosse scavata, e quindi il piede ci si posiziona dentro, anziché solo sopra.

Propulsione

Altro pezzo forte di questo brand è il Meta Rocker, sistema ideato da Hoka per cercare di aiutare il piede spingendolo in avanti.

Lo si vede dalla forma che ha la scarpa se la si guarda di lato: sembra quasi una culla, curvata verso l’alto sia davanti che dietro.

I fondatori dicono che serve anche a migliorare la tecnica di corsa. Che sia così o meno, quello che è chiaro è che in effetti questo sistema aiuta davvero la rullata, rendendola più dinamica, più divertente e grintosa.

Aderenza

Avere ammortizzazione senza una buona aderenza al terreno serve a poco nel trail running.

Se poi pensiamo che le scarpe Hoka nascono per le discese, non avrebbero alcun successo se non fossero corredate di suole che ci tengono in piedi.

Ma per fortuna alcune suole sono incredibilmente efficaci. Un esempio è quella montata sulle Speedgoat, che è una delle migliori secondo me. Tiene benissimo in ogni situazione.

Così anche per altri modelli, che vedremo tra poco.

Karl Meltzer e le sue Speedgoat

Le scarpe da trail più conosciute di Hoka portano il nome di un mito dell’ultrarunning.

Si chiama Karl Meltzer ed è uno dei più forti runner del mondo. Il suo soprannome è, ovviamente, Speedgoat. E non poteva essercene uno di migliore.

Karl è un vero mostro nelle ultra, tanto che attualmente ha il record di vittorie sulle gare da 100 miglia, ovvero quelle da circa 160 km.

Incredibile è anche la sua dieta.

Mentre quasi tutti gli altri atleti prestano attenzione quasi maniacale a quello che mangiano, e a ragione, visto che l’alimentazione corretta è fondamentale nel trail running, Karl invece mangia di tutto ed è un re del junk food, cioè del cibo spazzatura.

I giorni precedenti ad un’ultra sono quelli critici, e la maggior parte degli ultrarunner evita alcol, cibi troppo carichi di fibre, cibi troppo grassi.

Karl invece non ha nessuna esigenza. Perfino la sera prima va al ristorante e mangia quello che più gli piace. A volte anche patatine fritte.

Ammette di non mangiare troppe fibre, che notoriamente non sono indicate prima di attività sportive, ma per il resto è veramente di un altro pianeta.

Come passare alle scarpe con drop basso

Prima di passare a vedere le scarpe, solo una nota sul drop.

Forse non sapete che le scarpe Hoka sono tutte caratterizzate da un differenziale piuttosto basso.

Ho giù parlato di questo in come scegliere le scarpe da corsa, e in scarpe con il drop zero. Quindi non mi dilungo troppo, ma un paio di informazioni sono importanti.

Se nelle normali scarpe da trail troviamo cifre che vanno dai 6 ai 10mm, nelle Hoka il valore non supera mai i 5mm. Sono sempre o di 4 o di 5mm.

Perché bisogna sapere questa cosa? Perché se venite da differenziali più elevati forse è il caso di fare un passaggio graduale al drop più basso.

I drop più bassi usano muscoli e tendini in modo diverso rispetto ai drop più alti. Caviglie, polpacci e il tendine d’Achille vengono usati maggiormente, e se non sono preparati rischiamo di farci male.

Io ne so qualcosa… Quando alcuni anni fa ho comprato le mie prime Hoka, le Mafate Evo, sapevo già di questa cosa e quindi ho cercato di starci attento.

Ma, per qualche motivo, il passaggio non è stato sufficientemente lungo e mi sono ritrovato con problemi ad entrambe le caviglie.

Ci sono runner che tutto questo adattamento non sanno nemmeno cosa sia: cambiano drop senza quasi accorgersene. Molto dipende anche dalla tecnica di corsa che abbiamo e da come appoggiamo i piede a terra.

Ma per molti comuni mortali come noi la gradualità rimane l’unico modo per evitare i fastidiosi infortuni che ci tengono fermi anche per mesi.

Non è poi così difficile, basta alternare le nuove Hoka con le nostre vecchie scarpe per alcune settimane. E se non compaiono dolori, allora si può passare ad usare solo le Hoka, se lo vogliamo.

Vediamo adesso quali sono le migliori scarpe trail running Hoka.

Le migliori scarpe trail running Hoka

Che siate trail runner principianti o che siate degli esperti che corrono da anni, nel catalogo Hoka è molto facile che troverete la scarpa ideale per voi.

Perché a differenza di alcuni anni fa, quando le Hoka erano esclusivamente scarpe “esagerate”, negli ultimi tempi sono arrivati nuovi modelli che pur mantenendo alcune delle caratteristiche tipiche del marchio, vanno incontro alle esigenze di molti altri atleti.

Alcune sono ora meno ingombranti, meno rigide, ancor più leggere.

Iniziamo da una delle “classiche”.

Hoka Speedgoat 4

In sintesi: super-ammortizzate, per terreni difficili

Sicuramente tra le migliori scarpe trail running Hoka.

Se cercate il massimo dell’ammortizzazione sui sentieri di montagna, le Speedgoat sono la scarpa ideale.

La loro ammortizzazione è tanta, e tende al morbido.

Non sempre sono stabili sui sentieri più complicati. Io ad esempio mi trovo meglio con le Mafate Speed, di cui parlerò tra un attimo.

Ma è anche questione di abituarsi, dopodiché si sfruttano al meglio.

Le Speedgoat hanno anche il grande vantaggio di avere una suola quasi perfetta. Fatta con il Vibram Megagrip.

I tasselli sono morbidi e vanno ad attaccarsi alla roccia in maniera eccellente.

Ottima anche per trail runner pesanti, che vogliono lanciarsi in discesa senza paura.

Ideali per le ultramaratone di montagna, ma anche per distanze brevi.

Sono anche disponibili nella versione in Gore-Tex, che hanno il vantaggio di essere impermeabili, e nella versione Mid, ovvero alte, quasi uno scarponcino.

HOKA Speedgoat 4, Scarpe Trail-Running Uomo, Grigio...
  • Materiale: Sintetico
  • Materiale Interno: Sintetico
  • Altezza Tallone: 32 mm

Hoka Mafate Speed 3

In sintesi: per lunghe distanze, ma anche versatili

Attualmente tra le mie preferite in assoluto, le Hoka Mafate Speed 3 sono scarpe particolarmente azzeccate.

Presentano un’ottima ammortizzazione, che non è come quella delle Speedgoat, più morbida, ma leggermente più compatta.

Non è dura, ma la differenza si sente. Le trovo perfette, perché stanno in equilibrio tra il soffice e il rigido.

Superata la prima fase di adattamento, che spesso serve se non siete abituati alle Hoka, le Mafate Speed 3 diventano un’incredibile scarpa, molto versatile, perché sono sicuramente pensate per le ultramaratone, ma a distanze più brevi vanno benissimo.

Inoltre, anche per quanto riguardo il terreno si adattano un po’ a tutto. Le ho usate per correre su sterrati, prati, sentieri con difficoltà tecniche. Vanno bene quasi dappertutto.

Perfino sull’asfalto non sono male, meglio delle Speedgoat che fanno anche più rumore.

Fate solo attenzione ai percorsi molto tecnici. Non sono agili e bisogna, come dicevo, abituare i piedi.

La suola, pur essendo fatta di tasselli ben marcati e adatti alla montagna, non è al livello delle Speedgoat quando si tratta di percorsi molto impegnativi.

HOKA ONE ONE Mafate Speed 3 Men's 9
  • Materiale: Sintetico
  • Materiale Interno: Sintetico
  • Altezza Tallone: 33 mm

Hoka Stinson ATR 6

In sintesi: iper-voluminose e iper-ammortizzate

Quasi azzardate e sicuramente non adatte a tutti, le Stinson sono le super-maggiorate di casa Hoka.

Lo stacco al tallone è davvero enorme, sono poche le rivali in questo. Certamente sono scarpe voluminose e anche un tantino “ingombranti” se vogliamo, ma il comfort è qualcosa di superiore.

Ovviamente non si sente nulla di quello che c’è sotto i vostri piedi, quindi se vi buttate in discesa su un sentiero non avrete alcun problema.

Perfette per strade forestali, sentieri compatti, senza troppe difficoltà tecniche, dove la mole di queste scarpe non permette di avere una buona stabilità.

Hoka Stinson ATR 6 Scarpe Running da Trail per Uomo Grigio 48 EU
  • Materiale: Sintetico
  • Materiale Interno: Sintetico
  • Altezza Tallone: 37 mm

Hoka Challenger ATR 6

In sintesi: ibride, per sterrati e asfalto, anche lunghe distanze

Un altro paio di Hoka che uso da un bel po’ di tempo, le Challenger sono le perfette tuttofare se vi piace correre su sterrati, strade forestali ma dovete anche passare su lunghi tratti di asfalto.

Talmente buone sull’asfalto che le uso anche quando so che non vedrò terra per tutta l’uscita.

La suola è ovviamente limitata: non appena si prova a portarla su un sentiero in salita, magari col bagnato si sente subito che non sono adatte.

Ma per tutto il resto sono scarpe davvero confortevoli.

Non troppo alte da terra per essere delle Hoka. La sensibilità è minima ma sicuramente migliore di altre super-bombate.

Anche in termini di traspirabilità ci siamo.

In punta non sono molto larghe, ma c’è lo spazio giusto. Potrebbe essere che alcuni piedi necessitino di qualche uscita in più per adattarsi.

Hoka Challenger ATR 6 Uomo - Colore - Blu, Misure - 8.5
  • Breathable mesh upper with seamless synthetic overlays
  • Breathable textile lining for abrasion-free wear
  • Removable, foam padded insole for cushioning and support

Hoka Torrent 2

In sintesi: leggere, basse, ottime un po’ per tutto.

Le torrent 2 sono l’evoluzione del primo modello, che aveva stupito per essere un’Hoka diversa dal solito.

In primo luogo perché non erano ammortizzate quanto le altre. E poi perché erano più agili e leggere.

Nella seconda edizione rimangono tutte queste ottime caratteristiche, compresa anche una suola che davvero splende in quasi tutte le situazioni.

Sull’avampiede abbiamo abbastanza spazio per far muovere le dita, quindi senza contringerle a stare strette.

L’intersuola è fatta con schiuma Profly, che va davvero bene.

La suola funziona bene in tutte le situazioni. Hoka ha trovato la giusta combinazione di trazione e aderenza, cioè riesce a spingere in avanti ma anche ad attaccarsi bene quando serve.

I tasselli sono ottimi, ma avrei preferito vedere un po’ più di resistenza all’usura. Anche se aggiungere durabilità alla suola vuol spesso dire aggiungere anche rigidità, quindi forse meglio così.

Altro aspetto da considerare e che va contro corrente rispetto agli altri modelli di Hoka è che qui troviamo una buona sensibilità col terreno, ovvero si sente quello che c’è sotto.

É una caratteristica molto apprezzata da tanti runner, perché la sensazione è quella di essere più a contatto con il suolo, di avere più stimoli per il piede e anche di avere maggiore precisione quando lo appoggiamo in tratti tecnici.

Il limite è che alcuni runner non sono abituati a tutto questo “sentire”, soprattutto se si viene da altre Hoka superammortizzate. Quindi è da tenere a mente.

Il drop è di 5mm.

In definitiva anche queste sono delle ottime tuttofare che vi andranno benissimo sia sulle strade forestali o sterrati di campagna, sia sui sentieri di montagna, con anche qualche pezzo di asfalto in mezzo.

Hoka Zinal

In sintesi: veloci, per allenamenti e gare

Portano un nome importante. Quello di una famosa gara, la Sierre-Zinal, che si tiene in Svizzera. Gara che è stata vinta talmente tante volte dal super Kilian Jornet che ho perso il conto.

Il percorso si snoda in montagna ma è abbastanza veloce e non particolarmente tecnico. Le Zinal sono infatti ideali per gare come questa.

Perfette per distanze brevi, come possono essere gare di 10-20 km, ma anche fino ai 40.

Sono leggerissime, parliamo di appena 250 grammi, che per una scarpa da trail sono davvero pochi.

Snelle e agili, sono anche scarpe divertenti, che metton voglia di correre.

La tomaia è semplice ma confortevole. Sul tallone troviamo meno rigidità rispetto alle classiche Hoka, il piede è ben chiuso e tenuto ma la parte è flessibile.

La stabilità è molto buona, il che è davvero un’ottima sorpresa. Come lo è anche la traspirabilità. L’ammortizzazione è ben presente ma non eccessiva, ben diversa dalle Speedgoat o dalle Stinson.

L’intersuola presenta la schiuma Profly, come nelle Torrent, ma con l’aggiunta di uno strato in EVA. Questo mix permette di avere un bel bilanciamento di morbidezza e reattività, proprio quello che ci vuole in una scarpa del genere.

La suola è fatta con il Vibram Megagrip Litebase, simile a quello che troviamo nelle Speedgoat ma più leggero e con tasselli differenti. In questo caso sono meno pronunciati e aggressivi, più adatti a terreni compatti.

Secondo Vibram la Litebase offre le stesse proprietà della versione standard, e in effetti, nonostante i tasselli corti abbiamo davvero molta aderenza su quasi ogni tipo di terreno, anche tecnico.

Il drop è di 4mm.

Hoka Tecton X

In sintesi: con piastra al carbonio, per le gare

Avrete sicuramente sentito parlare delle ultime innovazioni in fatto di piastre di carbonio e altezza spropositata. La Nike ha realizzato le prime scarpe da running con queste tecnologie qualche anno fa e i risultati non si sono fatti attendere.

Alcuni record sono stati infranti grazie proprio a questi sistemi.

Tanto che per alcune gare internazionali si è dovuto mettere dei limiti, perché alcune scarpe possono essere considerate quasi del doping… In pratica aiutano troppo il runner e gli fanno guadagnare secondi e anche dei minuti preziosi, proprio come farebbero alcune sostanze.

Il dibattito è comunque ancora aperto, ma per tornare a noi le Tecton X sono tra le ultime arrivate nel catalogo Hoka.

L’intersuola è fatta in una schiuma a doppia densità, la ProflyX che presenta la parte superiore morbida e quella inferiore un po’ più compatta.

In aggiunta a questo troviamo ovviamente la piastra al carbonio, ma qui sono due distinte, che partono dal tallone e arrivano alla punta della scarpa.

Tutto questo rende le Tecton davvero reattive, perfette per spingere sul gas

Sono molto protettive sotto il piede, nonostante non siano tra le più alte.

La suola è equipaggiata con il Vibram Megagrip nella nuova versione Litebase, e i tasselli non sono molto marcati, siamo sui 4 millimetri, che è una misura che troviamo in molte scarpe door-to-trail.

Con questo termine di intendono quelle scarpe adatte a farci un po’ di tutto, compreso pezzi di asfalto, senza che la suola ne risenta troppo in termini di usura. E soprattutto senza che il runner senta troppi fastidi, come accade in alcuni modelli che non sono propri adatti alla strada.

In conclusione una scarpa da gara, veloce e agile che però si adatta anche ad allenamenti meno spinti e su diversi tipi di terreno.

Differenze Hoka Challenger ATR 6 e Hoka Torrent 2

Come dicevo, sono entrambe eccellenti per farci un po’ di tutto, sia montagna che per la strada.

Ma le Torrent sono decisamente migliori per quanto riguarda il grip: la suola è molto più marcata, più adatta ai sentieri veri, e vi terrà in piedi anche sul bagnato, cosa che le Challenger faticano a fare.

Differenze Hoka Torrent 2 e Hoka Zinal

Entrambe le scarpe sono pensate per chi cerca agilità e leggerezza, rispetto all’ ammortizzazione.

Entrambe offrono ottimo grip e sono indicate per distanze medio-brevi. Ma le Zinal sono forse quelle più da gara, più da performance vera, e sono anche leggermente più stabili delle Torrent.

Differenze Hoka Zinal e Hoka Tecton X

Sono entrambe scarpe fatte per andare veloci, entrambe per tutti i tipi di terreni, ma non quelli veramente tecnici.

Dove possiamo vedere una differenza sostanziale è sulla distanza: le Zinal ben si adattano a gare brevi o di media distanza. Mentre le Tecton X possono andare benissimo anche per le ultramaratone, perché hanno un po’ più di ammortizzazione.

Differenze Hoka Speedgoat 4 e Hoka Mafate Speed 3

Ci sono trail runner che le amano entrambe. Ma la differenza sostanziale sta nell’ammortizzazione, più morbida nelle Speedgoat 4, e nella suola, anche qui è la Speedgoat che vince.

Dipende però da cosa vogliamo farci. Se corriamo soprattutto su sterrati, strade forestali, sentieri abbastanza semplici, allora sicuramente le Mafate Speed 3 danno il meglio.

Per percorsi più impegnativi le Speedgoat 4 hanno un vantaggio netto.