7 Migliori Scarpe Per Ultramaratone: i Consigli di un Ultrarunner

7 Migliori Scarpe Per Ultramaratone: i Consigli di un Ultrarunner

Un mondo incredibilmente affascinante.

Ecco cos’è per me, e per molti altri, quello delle ultramaratone. Non è qualcosa riservato a dei “matti”, dipendenti dall’adrenalina o dalla ricerca dell’estremo.

É un insieme di fatiche, di amicizie, di momenti immersi in paesaggi indimenticabili.

Anch’io, prima di addentrarmi in questo territorio sconosciuto, tendevo a vederlo come una categoria impossibile. Una disciplina esclusiva, solo per Ironman e super-uomini. Ma la realtà è lontana da tutto questo.

Ormai quasi tutti possono provare a correre queste distanze, basta avere pazienza, determinazione e allenarsi nel modo giusto.

Se state leggendo questo articolo, significa che anche voi siete curiosi e forse volete provare a correre un’ultra. Quello che vi posso dire è questo: è possibile!

Ma ora veniamo al punto. Quello di cui voglio parlarvi oggi è come mettere ai vostri piedi le migliori scarpe da ultra, per iniziare col piede giusto. Vediamo di scoprirlo assieme in questo articolo.

Ah, prima di iniziare vi consiglio un libro sulle ultra che mi è piaciuto parecchio; è davvero ben scritto e si legge d’un fiato:

Cos’è un’ultramaratona

Se conoscete un po’ il mondo della corsa, saprete che da sempre ci sono varie categorie basate sulla distanza.

Lasciando da parte quelle molto brevi, alcune classiche distanze sono i 10km, le mezze maratone (21km) e le maratone vere e proprie, di 42km circa.

Se ricordate l’impresa di Filippide, che corse per primo la distanza tra la città di Maratona e Atene, ovvero circa 42 km, potete immaginare la fatica e lo sforzo che dovette sostenere. Tanto che, secondo il mito, finì la corsa e morì stremato.

Ora provate ad immaginare cosa possa voler dire correre 4 volte la distanza di una maratona, tutta di fila. É quello che succede in gare come la famosa UTMB, attorno al Monte Bianco, lunga circa 170 km.

Che non sono niente in confronto ad un’altra famosa gara che si disputa sulle Alpi, il Tor Des Geants, che prevede ben 330km…

Potrei andare avanti e parlarvi di molte altre competizioni, che vanno oltre i 500km, ma non voglio spaventarvi! E comunque non è lo scopo di questo articolo. Anche perché, se state leggendo quello che scrivo, è probabile che abbiate appena iniziato a correre le lunghe distanze.

O magari ne siete incuriositi.

Quello che è importante sapere qui è che con ultra si intendono tutte le distanze oltre i 42km.

E con questa definizione potremmo già essere a posto. Ma ci sono altri aspetti da considerare.

Differenza tra ultramaratona e ultratrail

A volte i termini con cui ci riferiamo alle ultra vengono usati come sinonimi.

Dicevamo che le ultramaratone sono tutte quelle gare in cui si corre più dei 42 km della classica maratona. Quindi con questo termine intendiamo sia le gare su strada che quelle off-road.

Ma quelle di trail running vengono definite, più precisamente, ultratrail.

Non è sempre semplice fare questa distinzione, perché esistono gare che hanno un mix di terreni tale da non poter essere catalogate, ma la maggior parte delle ultra si corrono principalmente su sterrati, sentieri, deserti, montagna, e poco sulla strada.

Eccezioni molto note sono la Badwater Ultramarathon, competizione di 217 km quasi tutta su asfalto che si corre in California ed è nota per le temperature elevate, e la Comrades Marathon che si tiene in Sudafrica ed è lunga circa 90 km.

Cosa che accomuna quasi tutte le ultra, è il dislivello. In alcune può essere minimo, ma di solito è, come minimo, “considerevole”…

Per fare un esempio di una 50km, si può andare da 1500 a 3000 metri di dislivello. O anche di più.

Quando prima accennavo alla Ultra Trail Du Mont Blanc, non ho aggiunto questo dato, che in quel caso è di circa 10.000 metri. Ma anche qui potrei continuare e dirvi che ci sono competizioni da 30.000 metri…

Come correre un’ultramaratona

Per chi è agli inizi, pensare di correre per 50 o 100 km sembra una follia.

Ma correre un’ultra è possibile, e anzi, è possibile per gran parte dei runner là fuori. Quello che ci vuole è, generalmente parlando:

  • preparazione fisica: per allenarsi e trovarsi preparati ad affrontare tutti i chilometri di un’ultramaratona, è molto utile avere un programma, anche di base, che gradualmente aumenti la resistenza e i chilometri
  • preparazione mentale: studi recenti dimostrano che in certe situazioni la resistenza mentale è addirittura più importante di quella fisica, perché se riusciamo a dire al nostro corpo di continuare a correre, lo farà anche quando si è esausti. É una capacità che arriva col tempo, un po’ alla volta
  • corretta alimentazione: una parte fondamentale nella preparazione di un’ultra; se gestita bene nei mesi precedenti la gara, durante la competizione stessa, e anche dopo, ci evita molti problemi e può migliorare la nettamente la nostra prestazione
  • attrezzatura e abbigliamento giusti: ovviamente non ci si può far trovare impreparati nemmeno su questo, a partire dalle scarpe!

Se vi sembra troppo complicato, considerate che uno degli aspetti più rilevanti di questo mondo è che correre un’ultra significa anche rallentare. Non serve andare veloci, si può andare ad un ritmo rilassato.

Le velocità che siamo abituati a vedere in gare brevi su strada non si trovano nelle ultramaratone, a meno che non si tratti di atleti di alto livello.

I comuni mortali, come il sottoscritto, devono per forza di cose diminuire il ritmo, altrimenti non si potrebbe arrivare alla fine! Molto spesso si cammina.

Ecco perché è possibile, anche per chi non ha mai fatto sport in vita sua.

Come scegliere le migliori scarpe per ultramaratone

Dicevo dell’attrezzatura giusta da avere.

Maglie, giacche, zainetti, lampade frontali, orologi GPS sono tutti materiali che bisogna prendere in considerazione per affrontare un’ultramaratona. Ma soprattutto è necessario capire quali sono le migliori scarpe da usare.

Ci sono alcuni punti che ritengo fondamentali per scegliere correttamente.

Il comfort

Se dovessi prendere un solo criterio per scegliere le migliori scarpe per ultramaratone, direi subito il comfort.

Se pensiamo a quanto importante sia, anche solo per fare 5 km, ci rendiamo conto immediatamente di quanto lo sia per correrne 50, 80, 100…

Una delle tipiche conseguenze del mantenere i piedi dentro alle scarpe per ore o giorni, è la comparsa di vesciche. Queste possono venir fuori sulla pianta, sull’alluce, tra le dita…

Se da un lato non è sempre possibile evitare che compaiano, dall’altro abbiamo buone armi per impedirne la formazione.

La scelta del calzino è fondamentale, ma ancora di più è la scelta della scarpa.

Modelli che lasciano più spazio in punta, dove sono le dita, sono quelli che danno i risultati migliori. Non è un caso se negli ultimi anni stanno avendo successo scarpe come le Altra o le Topo, disegnate proprio con l’obiettivo di lasciare le dita dei piedi libere di muoversi, senza costringerle.

Ma c’è chi riesce tranquillamente a fare 100 km con delle Hoka abbastanza strette come le Speedgoat. Molto dipende dai propri piedi.

L’aderenza al terreno

La suola di una scarpa per ultramaratona è un elemento rilevante.

Non tanto come può esserlo nelle scarpe per corse più brevi, come le Sky Race, dove la velocità e le difficoltà tecniche sono superiori, ma sempre importante rimane.

Ci sono diversi tipi di ultra, come dicevo sopra, ma sono moltissime quelle in cui si passa facilmente da un prato bagnato dalla pioggia ad un sentiero nel bosco, dallo sterrato ai tratti rocciosi, fino anche ai pezzi di strada.

Quindi la suola dev’essere estremamente versatile, dev’essere capace di adattarsi a molti utilizzi diversi, per non farci trovare impreparati.

Ecco perché molte scarpe da ultra non hanno suole troppo aggressive, con tasselli lunghi, ma sono di solito una via di mezzo, in grado di darci un grip sufficiente in ogni momento.

Il sostegno al piede

Non vale per tutti, ma la maggior parte dei runner, dopo una certa distanza, inizia a pronare eccessivamente. Perché la stanchezza limita l’uso corretto dei muscoli.

La pronazione è un fenomeno assolutamente normale (ne abbiamo parlato anche qui) e molti runner non devono fare assolutamente nulla per correggerla. Possono sorgere problemi solo quando la pronazione è eccessiva, e provoca infortuni.

Ma sulle ultra, anche per molti runner che di solito non hanno problemi, le cose si possono complicare. Dicevo che la muscolatura ne risente e quando è molto stanca non riusciamo ad usare correttamente i glutei e i muscoli della gamba e del piede.

Tutto ciò ha una ricaduta su come appoggiamo il piede. Ecco perché molte scarpe cercano di ovviare a questo problema dando un po’ di sostegno in più, sia a partire dall’intersuola che sui lati della tomaia.

Non sto parlando di scarpe stabili, diffuse nel mondo della corsa su strada ma poco in quello del trail running, ma di inserti che supportano leggermente di più sulla parte interna, per evitare che il piede ceda troppo.

La stabilità

Correre su un sentiero non è semplice.

Il piede è costantemente messo alla prova, perché deve adattarsi alle asperità del terreno, piegarsi, inclinarsi di lato… Cosa che sulla strada non avviene.

Se la scarpa ha una buona stabilità ci permette di evitare infortuni e di avere più controllo sui nostri passi.

Anche qui dipende molto dal runner, perché non tutti hanno necessità di averne molta. Altri invece non potrebbero farne a meno.

L’ammortizzazione

L’impatto con il terreno si ripercuote su tutto il nostro apparato muscolo-scheletrico, e se è vero che negli ultimi anni è stato accertato che la corsa non è la causa di problemi alle articolazioni, bisogna anche dare al piede il giusto comfort.

Non tutti sono d’accordo: sono molti i runner minimalisti che preferiscono correre con suole sottilissime, per dare al piede una maggior sensibilità quando è a contatto con il terreno.

Di per sé sarebbe fantastico, ma per la maggior parte delle persone ci vorrebbe un periodo anche molto lungo prima di adattarsi a questo tipo di scarpe.

Ritengo che avere una buona ammortizzazione sia importante quando corriamo lunghe distanze.

Ce ne sono di tipi diversi, come ad esempio quelle che utilizza di solito Salomon, tendenti al rigido ma che proteggono molto bene dagli impatti. O quelle ben più soffici di Hoka.

La chiave sta nel provare scarpe diverse per capire col tempo quale fa per noi, ma secondo me chi è agli inizi potrebbe beneficiare di scarpe che tendono ad avere un’ammortizzazione abbastanza morbida.

Il differenziale tacco-punta (o drop)

Il fantomatico drop non è altro che la differenza di altezza che troviamo nella parte anteriore della scarpa e in quella posteriore.

Nella stragrande maggioranza delle calzature la parte anteriore è più bassa, e quindi il piede è leggermente inclinato in avanti. Si parla di millimetri, ma possono cambiare il nostro appoggio a terra.

Differenziali elevati, come possono essere quelli da 8 a 12 millimetri, tendono ad essere ideali per chi arriva a terra prima con il tallone. Mentre drop inferiori aiutano il piede ad appoggiare meno di tallone, perché si arriva con la parte centrale o la punta del piede.

Avete mai fatto caso a come atterrate con i vostri piedi?

Se la risposta è no, non preoccupatevi. Il mio consiglio è di rimanere su scarpe con drop intermedi, dai 4 agli 8-9 mm, che possono andare bene per tutti.

Solo in seguito potrete capire come aggiustare questo aspetto (non è nemmeno detto che dovrete farlo per forza), o se magari vorrete provare (gradualmente) ad abbassare il drop fino allo zero, cosa che fanno alcune scarpe minimaliste per mettere il piede in posizione “naturale”, come starebbe se fosse nudo.

Le 7 migliori scarpe per ultramaratone

E passiamo allora a vedere quali sono, secondo me, le migliori scarpe per ultramaratone del momento.

Hoka Carbon X 2

In sintesi: perfetta per lunghe distanze su asfalto

Iniziamo con una scarpa solo per running su strada. Di Hoka ne ho scelte 3 per questo articolo, e questo fa capire che non solo è un marchio che mi piace molto, ma anche che è uno dei brand migliori quando si intende correre per molte ore.

Le Carbon X 2 sono scarpe provviste di carbon plate, come dice il nome stesso. Si tratta di una piastra che viene posta nell’intersuola per dare più spinta in avanti al piede. Funziona molto bene, tanto che tutte le aziende hanno ormai uno o più modelli con questa caratteristica.

Di solito la mettono in scarpe pensate per corse brevi, ma ci sono alcune eccezioni, come in questo caso.

L’ammortizzazione è ben bilanciata, quindi non è delle più morbide nella linea Hoka, ma molto confortevole e piacevole. E inoltre permette di spingere un po’ di più, grazie ad una buona reattività.

Come altri modelli simili, sono scarpe che sostengono bene il piede sulla caviglia. Come calzata andranno benissimo a chi ha piedi di larghezza normale o stretti, non per piedi larghi.

Perfette per le distanze dalla mezza maratona alle ultra di 50 km e oltre.

Hoka Carbon X 2 Man (Evening Primrose/Fiesta,...
  • Scarpe Running Hoka
  • CARBON X 2 MEN'S Uomo
  • 100% Nylon

Hoka Mafate Speed 3

In sintesi: ottimo supporto, comfort e buona stabilità per tutti i terreni

Le Hoka Mafate Speed 3 sono tra le mie scarpe preferite. Con questo modello Hoka ha realizzato una scarpa molto versatile, che può essere usata anche per allenamenti brevi.

Il comfort è davvero ottimo. Calzano senza stringere troppo (sono state leggermente allargate in questa versione) e per essere delle Hoka offrono anche abbastanza precisione nel momento in cui il piede poggia sul terreno tecnico.

Anche rispetto alla stabilità sono diverse da altre Hoka: è buona nonostante la “stazza”.

L’intersuola è stata disegnata in modo da dare sostegno al piede, cosa che si sente fin da subito e che si apprezza ancor di più dopo decine di chilometri.

Il sostegno è aumentato grazie anche alla rigidità di questa scarpa, caratteristica apprezzata da molti runner, ma se siete alla ricerca di qualcosa che vi dia la sensazione di piede libero, scegliete scarpe come le Altra o le Topo.

Il drop è di 4mm.

HOKA ONE ONE Mafate Speed 3 Men's 9
  • Materiale: Sintetico
  • Materiale Interno: Sintetico
  • Altezza Tallone: 33 mm

Hoka Speedgoat 4

In sintesi: perfetta per ultra distanze su sentieri anche difficili

Un’altra scarpa di Hoka, e come dicevo non è una coincidenza.

Hoka è ormai un brand che insinua sempre più fette di mercato a Salomon, finora il colosso in questo settore.

Eppure era partito tutto come un esperimento: due amici volevano creare delle scarpe che andassero bene soprattutto in discesa.

E quindi avevano ben pensato di renderle estremamente ammortizzate. Infatti si riconoscono subito per l’enorme intersuola che hanno.

Le Speedgoat sono proprio un perfetto esempio di questo. Tra i modelli più apprezzati di sempre tra i fan, sono scarpe eccellenti per coprire le lunghe distanze su percorsi di montagna.

Hanno un’ammortizzazione morbida, ma anche reattiva, e possono davvero volare in discesa. Se non si è abituati alle Hoka meglio andarci piano all’inizio, non hanno una stabilità elevata e potremmo andare incontro a qualche storta.

Ma una volta abituati apprezzeremo tutti i vantaggi delle Speedgoat. A partire dalla suola MegaGrip in Vibram, che offre una presa decisamente buona su quasi tutte le superfici. Si aggrappa alle rocce con facilità e regge benissimo anche alcuni chilometri di asfalto.

Offrono protezione elevata da colpi che si possono ricevere durante la corsa. Il drop è di 4 mm.

HOKA Speedgoat 4, Scarpe Trail-Running Uomo, Grigio...
  • Materiale: Sintetico
  • Materiale Interno: Sintetico
  • Altezza Tallone: 32 mm

Salomon Ultra Glide

In sintesi: super confortevoli, per tutti i terreni tranne i più tecnici

Salomon ha cambiato rotta con questo nuovo modello per ultratrail.

Se prima aveva quasi sempre realizzato scarpe strette e con discreta ammortizzazione, ora ha voltato pagina e ha creato una scarpa che richiama Hoka e altri marchi simili.

Si tratta di una calzatura da trail che presenta una marcata ammortizzazione, morbida e decisamente piacevole. Ideale per andare avanti per ore ed ore.

Nella zona dell’avampiede lascia più spazio rispetto alle altre scarpe dell’azienda.

Si trova a suo agio principalmente su sterrati e sentieri non troppo difficili. E anche sull’asfalto va benissimo, anche se si rischia di consumarne la suola troppo in fretta.

Sulla durata forse si poteva fare di meglio, ma se le provate è molto probabile che ve ne innamoriate.

Il drop è di 6 mm, ottime per moltissimi runner.

SALOMON Ultra Glide, Scarpe da Trail Running Uomo, Monument Pearl...
  • Scarpe da trail running ideali per campeggio e trekking da uomo
  • Scarpe sportive della marca Salomon
  • Scarpe da trail running SHOES ULTRA GLIDE (L41430800)

La Sportiva Jackal

In sintesi: una tuttofare che va lontano

Comoda da portare, ma anche aggressiva quando serve, la Jackal è un bel mix di elementi che la rendono interessante, sia per le brevi che le lunghe distanze.

In punta è stato lasciato il giusto spazio per accomodare il naturale espandersi del piede.

L’ammortizzazione è molta, ma volutamente non troppo soffice. Il motivo è che questo permette di avere più stabilità sui terreni tecnici come sentieri rocciosi, su radici, etc. La Sportiva ha ormai molta esperienza per quanto riguarda il mountain running.

Molto versatile perché può passare dallo sterrato ai sentieri ripidi senza alcun problema. In questo aiuta anche una buona suola, quella rossa nella linea La Sportiva, e che è equilibrata. Ideale sia in termini di grip che di durata.

Ha anche una certa sensibilità sotto il piede, si riesce a sentire ma senza darci fastidio, grazie anche all’aggiunta del rock plate che protegge bene dai sassi più appuntiti.

La scelta del drop è ricaduta su un 7 mm, ottima misura intermedia.

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  • Scarpe da montagna per corsa
  • Ideale per corse fuoristrada su distanze e allenamenti su distanze
  • Eccezionale ammortizzazione grazie all'innovativa tecnologia Infinitoo ad alto ritorno di energia.

Topo Ultraventure 2

In sintesi: flessibilità, comfort, per avere il piede “libero”

Il nome potrebbe farci sorridere. Ma il fondatore di questa azienda, che sta avendo un ottimo successo, ha solo preso le prime due lettere del proprio nome e del cognome per creare il suo brand: Tony Post.

Di certo non sapeva il significato in italiano di questa parola. Ma lasciando da parte questi inutili commenti, quello che conta è che Tony ha saputo realizzare una linea di scarpe per certi versi uniche al mondo.

Le Ultraventure 2 sono molto flessibili, non costringono il piede in alcun modo, neanche sul tallone.

Offrono una sensibilità davvero elevata, permettono di restare “in contatto” con il terreno, di sentirne bene ogni asperità.

Questo nonostante sotto ci sia una suola con tasselli molto marcati, che fa un gran lavoro nel tenerci aderenti ad ogni tipo di terreno.

Sono ottime per ritmi rilassati, proprio quelli da ultra. Sulla carta non sono scarpe particolarmente leggere, ma ai piedi non c’è alcuna sensazione di pesantezza.

Il drop è di 5 millimetri.

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  • DURABILITÀ & TRAZIONE: la suola Topo Athletic aggressiva Vibram XS Trek EVO con anse spaziate...
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Altra Lone Peak 5

In sintesi: scarpa zero-drop e super spaziosa

Se anche voi volete far parte del mondo zero-drop, le Altra sono il punto di arrivo nell’ultratrail.

Le Lone Peak 5 sono state realizzate pensando proprio ai percorsi più duri e lunghi.

Il differenziale a zero significa che non è una scarpa adatta a tutti. Se si corre già da un po’, bisognerà fare un passaggio graduale per abituarsi, magari alternando scarpe diverse per alcuni mesi.

Ma i vantaggi delle Altra sono quelli di avere ai piedi le migliori in termini di spazio. Forse non saranno precise come altre scarpe, ma sono davvero comode.

Inoltre sono versatili, indicate per andare un po’ ovunque.

La durata della suola e della tomaia si sono rivelate entrambe molto buone. Vi porteranno lontano, e a lungo.

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